JIA RUSKAJA Danzò e piacque

09.02.2022
JIA RUSKAJA Danzò e piacque. Costumi, fotografie e documenti.

Fino al 20 marzo 2022 al museo Boncompagni Ludovisi prosegue la mostra dedicata alla danzatrice, coreografa, insegnante ed esteta nonché un'importante figura nella storia della danza in Italia. Una mostra nata grazie alla collaborazione con la Direzione Musei Statali Città di Roma, sotto l'egida della dirigente dott.ssa Mariastella Margozzi.

Jia Ruskaja (translitterazione del russo Я русская, "Io sono russa") era il nome che le aveva assegnato Anton Giulio Bragaglia con cui la giovane aveva collaborato a Roma nel 1921 e nel 1923. Ma il suo vero nome era Evgenija Fëdorovna Borissenko, russa ortodossa nata a Kerč', in Crimea, nel 1902. Fin da piccola Evgenia studiò danza, ma la guerra civile interruppe i suoi studi: dopo la Rivoluzione d'Ottobre la ragazza fu costretta a lasciare per sempre la sua terra natale all'età di soli 18 anni.

Nel 1920, a Costantinopoli, sposò l'inglese Evans Paul, ma presto divorziò da lui e un anno dopo si trasferì in Italia, con la quale ormai sarà legata per il resto della sua vita: in Italia si dedicò interamente all'Arte della danza.
La sua carriera artistica è stata varia e movimentata. Dopo le pantomime futuriste alla Casa d'arte Bragaglia, nel 1923 prese parte ad azioni sceniche al Teatro sperimentale degli Indipendenti dello stesso Bragaglia, osannata dalla critica come «impareggiabile danzatrice di incredibile versatilità». Si trattò di interpretazioni miste di recitazione muta e danza, dal segno estremamente moderno ma non scevro di quella raffinata e sensuale femminilità che lei stessa immortalerà nel suo libro «La danza come un modo di essere», pubblicato nel 1927 come manifesto della sua linea estetica.
Si dedicò alla danza, esibendosi al Teatro degli Indipendenti di Roma; diresse poi la scuola di ballo della Scala (1932-34), dove insegnò il metodo coreutico detto Orchestica, da lei elaborato su teorie di É. Jaques-Dalcroze e per il quale aveva ideato un sistema di notazione detto Orchesticografia. Nel 1934 fondò a Roma la sua scuola di danza, da cui poi doveva derivare l'Accademia nazionale di danza, da lei diretta fino alla morte. 
Vesti, tuniche, corsetti e gonne della prima produzione artistica della Ruskaja, oltre a libri, programmi di sala, bozzetti, scritti e immagini in bianco e nero saranno i protagonisti di questo seducente viaggio in grado di ripercorrere le tappe principali di un periodo di grande fermento artistico, talora in grado di rievocare anche il mito della classicità, i cui codici e valori estetici si ritrovano nell'Orchestica.
La mostra si articola in un percorso espositivo di abiti di scena realizzati dal 1935 al 1939, di cui Ruskaja è stata coreografa, nonché costumista, vere e proprie opere d'arte ideate insieme alla sua disegnatrice personale Eugenia Rossi. I costumi storici selezionati, tutti confezionati da celebri sartorie, come Palmer, Werther, Idarella, note soprattutto in ambiente teatrale, sono stati analizzati e descritti analiticamente attraverso una ricerca scientifica condotta nell'archivio storico della Fondazione da Gianluca Bocchino, attraverso cui è stato possibile ritrovare tutto il materiale documentale per la ricostruzione dello spettacolo di riferimento. La contestualizzazione storica di ciascuna realizzazione, frutto di un'analisi che va dalla sua prima idea creativa sino alla realizzazione materiale, ha reso possibile un vero e proprio storytelling del singolo brano coreografico.Un percorso che, per la prima volta, porterà alla luce i tanti aspetti e le innumerevoli esperienze vissute da Jia Ruskaja, una donna all'avanguardia e che ben rappresenta un più moderno empowerment al femminile, caratterizzato da quella propulsione che risalta risorse e capacità e che distingue donne particolarmente valorose e innovative.