Gustav Klimt

01.03.2022

Fino al 27 marzo 2022 a Palazzo Braschi a Roma possiamo ammirare una magnifica mostra dal titolo "Klimt. La Secessione e l'Italia".

La vita e l'opera dell'artista austriaco e il suo stretto legame con l'Italia possono essere ripercorse attraverso la foschia dorata dei simboli. Così si può riassumere la preziosa mostra di Klimt, artista sulla cui opera aleggia da sempre un sipario di seducente mistero.

Quindi, ci sta aspettando un' indimenticabile immersione nell'atmosfera della Belle Époque, nella raffinata decadenza, nell'era della psicanalisi dell'inconscio di Sigmund Freud, tanto oro e, naturalmente, le donne...

Siamo in Europa a cavallo dei secoli.

Nella Vienna della Belle Epoque, Gustav Klimt dominò la scena artistica dell'impero austro-ungarico. Vienna nel 1900 è il centro di un Paese dalle mille sfaccettature, uno stato multinazionale che si va progressivamente disintegrando.

Le forze progressiste sono presenti nei più diversi ambiti della cultura: dall'arte all'architettura, dalla musica alla letteratura.

Il gruppo Wiener Secession, fondato da Klimt e altri artisti, vuole portare l'arte fuori dal contesto aristocratico inaccessibile alla maggioranza e dare alla realtà un profilo della quotidianità. Gustav Klimt è stato l'anima e il motore di questa scena artistica, e se c'è un artista che ha saputo dare forma a un'epoca, mostrare lo splendore e gli abiti di un impero in rovina, allora questo è lui.

La mostra è suddivisa in quattordici sezioni, tra cui la nona dedicata al fregio di Beethoven: un fregio di 34 metri che si estende per un'altezza di circa due metri, su tre pareti, dove l'artista sviluppa un complesso programma di immagini che può essere visto come un interpretazione visiva della Nona Sinfonia di Beethoven, che per l'occasione riempie la sala del museo. Klimt presentò il suo monumentale fregio di Beethoven, che oggi si può ammirare nel palazzo della Secessione a Vienna, alla mostra del 1902 in onore del grande compositore, e dove si avverò il sogno di Gesamtkunstwerk, sintesi di varie arti. Con la predominanza del decoro e l'uso massiccio dell'oro, che sono caratteristici del Fregio, Klimt iniziò il suo periodo aureo, che si concluse nel 1908 con il dipinto "Il bacio".

Dal crepuscolo di altre stanze, come fantasmi divini, compaiono la famosa Giuditta, la Signora in bianco, le Amiche (Sorelle), Amalia Zuckerkandl...

Gustav Klimt è un artista della nascente borghesia, di cui ritrae le rappresentante. Come disse lo scrittore Peter Altenberg: "Tutte le donne nei ritratti di Gustav Klimt sono creature che evitano la gravità terrena, indipendentemente dalla loro posizione nella vita reale. Sono tutte principesse dei mondi migliori e più raffinati. L'artista li vedeva così, non si lasciava ingannare, li elevava giustamente agli ideali che cantavano e gemevano in loro".

Giuditta I (1901), femme fatale, ispirata ai mosaici bizantini di Ravenna, visti nei suoi viaggi in Italia. Con un potente simbolismo, quest'opera celebra il piacere sensuale mescolato al lato oscuro dell'esistenza umana, la minaccia della morte e del decadimento.

La ragazza su uno sfondo di fogliame verde con un bel cappello e una camicia bianca con maniche a sbuffo; il ritratto di Amalia Zuckerkandl; un'imponente Johanna Staude, in cui un ricco sfondo arancione contrasta con i toni cobalto di una camicetta; ritratto di donna su uno sfondo rosso...L'artista ha creato innumerevoli opere che ritraggono le donne nelle loro sfumature più affascinanti e intricate.

Gustav Klimt non è mai stato sposato e ha vissuto con sua madre fino alla morte, ma di lui si è parlato molto. Secondo alcune indiscrezioni, aveva dei liaisons non solo con le sue modelle, ma anche con le mecenati della sua arte, rappresentanti dell'alta borghesia.

Klimt, che nelle fotografie è sempre raffigurato avvolto in una veste pittoresca, quasi una veste monastica, sembra aver avuto 14 figli illegittimi. La sua relazione con Emilia Flöge, di cui lei stessa non ha mai parlato apertamente, è durata una vita.

In un numero così elevato di voci, si può essere sicuri di una cosa: ci sono stati momenti in cui gli eventi si sono intensificati così tanto che lo stesso Klimt ha dichiarato francamente e apertamente che nemmeno lui stesso aveva un'idea chiara sulle sui relazioni.

In un certo senso, Klimt, per così dire, personificava quella parte del mondo femminile che l'arte aveva nascosto fino a quel momento. Forza, passione, consapevolezza sono elementi chiari e decisivi che caratterizzano una donna come protagonista di un processo - spesso involontario - di inedito fascino.

Oltre al ritratto, Klimt ha dedicato tutta la sua vita al disegno. Il solo numero - circa 3000 disegni - è una dimostrazione del significato che questa forma espressiva ha avuto nell'opera del maestro. Un'incantevole saletta dedicata al disegno erotico dell'artista presenta il lato più intimo della vita femminile, affascinando i visitatori della mostra.

Nelle opere della maturità, lo stile del periodo aureo si dissolve, lasciando spazio al colore. In mostra - La sposa (1917-18), ultima opera incompiuta che esce per la prima volta dalla Fondazione Klimt, e il delizioso Ritratto di donna (1916), che fece scalpore perché trafugato dalla galleria Ricci Oddi a Piacenza nel 1997 ed è stato scoperto dopo vent'anni nel giardino tra i fogli di edera: era nascosto sul territorio del museo.

Una storia ancora non del tutto svelata e degna di un giallo.

(Nel 1996, un anno prima del furto di questa tela, una studentessa del Liceo Artistico Colombini di Piacenza Claudia Maga stava preparando uno studio per l'esame finale, quando ebbe una felice intuizione: per prima cosa paragonava il Ritratto di Klimt con il Ritratto di Ragazza col cappello scomparso nel 1917, disegnando il contorno del ritratto su un foglio trasparente e sovrapponendolo all'opera nella galleria di Ricci Oddi in modo che il volto e molti altri dettagli combaciassero perfettamente).

Un totale di duecento opere, di cui una cinquantina firmate da Klimt (oltre a 15 disegni della Neue Galerie Graz e una riproduzione del celebre fregio di Beethoven), si trovano lungo le pareti del Museo Romano, ritratti e paesaggi, ceramiche e gioielli, sculture e fotografie si intrecciano qui.

Oggi, guardando i suoi quadri, si respira un'atmosfera - molto ricca, effimera e dolorosa. Il mondo moribondo, sconvolto e incantato, attraversato dalle nuove avventure culturali.